Giorno 36: Back to the Beach.
5 gennaio 2022

Mi mancavano l’oceano e le spiagge nere di El Zonte. Siamo felici di essere tornati. Stare qui è divertente e abbiamo ancora molti contenuti da realizzare da queste parti.

Abbiamo lasciato la bella Suchi in tarda mattinata. Dal nord del paese alle spiagge del sud sono un paio d’ore di macchina. El Salvador è così piccolo, è letteralmente tutto a portata di mano. Lungo la strada ci fermiamo a fare benzina, quasi tutte le stazioni di servizio qui accettano Bitcoin, quindi non è difficile. Oggi Chivo è tornato ad essere stranamente lento. Sono settimane ormai che le transazioni Lightning funzionano a dovere. Ma oggi per qualche strana ragione sembrano essere farraginose. Il benzinaio deve chiudere e riaprire l’app almeno un paio di volte prima che il pagamento risulti in elenco. Chissà cosa succede sotto il cofano di questo wallet assurdo. È un mistero che ci piacerebbe tanto qualcuno riuscisse a risolvere.

Arriviamo alla Bitcoin Beach nel primo pomeriggio. Abbiamo prenotato nello stesso hotel dove siamo già stati quattro settimane fa perché sappiamo avere tutte le caratteristiche necessarie. È comodo, ben ubicato, abbastanza tranquillo e ha un ottimo wi-fi. Sarò ospite del podcast di Bitrefill e abbiamo molto da fare, quindi la connettività è vitale in questi giorni.

In serata ci raggiunge Lorenzo, un altro crypto traveler. Laura lo ha conosciuto a una conferenza a Lisbona e negli scorsi mesi ha vissuto a Buenos Aires. Ha deciso di fare una deviazione e trascorrere qualche giorno con noi in El Salvador per vedere la legge Bitcoin coi suoi stessi occhi. Lo portiamo a mangiare papusas, la cosa più tipica che si può fare da queste parti. Economiche e deliziose. 

Ci racconta a lungo di ciò che sta accadendo in Argentina, con l’inflazione che galoppa, i prezzi che nell’ultimo anno sono più che raddoppiati, e di come ovunque nelle città siano presenti pubblicità di exchange di cryptovalute. Di come ci sia un sistema di doppia valuta sostanziale, con una incredibile richiesta di dollari in contanti sul mercato nero (o blue market, come lo chiamano i locali, perché black suona male). Lo spaccio illegale di valuta estera, alla luce del sole, con prezzi raddoppiati rispetto al cambio attuale. Che pagliacciata di mondo abbiamo costruito. Sono cose che lasciano sbalorditi. Se dietro a queste storie non ci fosse anche la sofferenza della gente, le famiglie che non riescono a sostentarsi, le storie di emigrazione coatta e tutto quello che sappiamo bene esserci, ci sarebbe da ridere. Ridere della classe politica, ovunque incompetente e deludente. Ridere delle istituzioni economiche, inadeguate e serve dello stesso denaro che emettono e regolamentano. Ridere dell’establishment in generale, troppo arrogante per rendersi conto della propria obsolescenza. 

Bitcoin è cura e vaccino. Comprenderlo significa mettersi il cuore in pace. Sapere che la deriva che stiamo vivendo è necessaria. Sono le metastasi di un sistema morente. Ovunque i sintomi sono ben visibili. La macchina che per secoli ha nutrito lo status quo si è inceppata e il cambiamento è inarrestabile. Bitcoin è già pronto. Perfetto nella sua essenza scientifica e matematica. In totale sintonia con le leggi della fisica che dominano l’universo. Energia concentrata in assoluta scarsità digitale. Acciaio economico digitale come lo ha recentemente definito Michael Saylor. Duttile, istantaneo, sicuro, incensurabile, termodinamico, multiplanetario. 

Semplicemente ciò che servirà all’umanità nei prossimi mille anni di progresso ed esplorazione. 

Nessuno oggi può prevedere con assoluta certezza quale tipo di società saremo in grado di disegnare per i nostri eredi. Molto diversa da quella attuale. Questo è certo. Nessuno può dire come sarà il mondo del lavoro tra cento anni. Come saranno le nostre istituzioni. Se ne esisteranno. Cosa ne sarà dei confini dei nostri stati moderni, delle lingue che parliamo, della nostra cultura e delle nostre tradizioni come singoli popoli. Ciò che so è però che Bitcoin sarà centrale a tutto ciò che verrà. Una volta compresa la sua vera essenza tutto appare ovvio. Scontato. Inevitabile.

Non ho mai compreso davvero chi dubita. Forse il dubbio nasce dall’ignoranza, da una limitata apertura mentale. Dall’impossibilità di uscire dagli schemi per vedere un paradigma totalmente nuovo. Più probabilmente dall’egoismo. Dalla paura di perdere ciò che è nostro. Ciò che ci appartiene. Il nostro valore, i nostri risparmi, i nostri privilegi. Eserciti di piccoli Gollum accecati da miliardi di anelli di latta. 

Abbracciare l’ignoto è sempre stata la caratteristica necessaria agli esploratori e sono sempre stati loro ad espandere i confini della conoscenza e della civiltà umana. A tutti gli altri resta pur sempre il divano e la Playstation. E una vita comoda e apatica.