Giorno 34: La bianca e il nero.
3 gennaio 2022

La chiamano “la bianca”. E mai soprannome fu più azzeccato. 

In netto contrasto con l’arcobaleno di colori che sono le città qui in El Salvador, il centro cittadino di Metapan è di un candore abbacinante. Ogni singolo edificio è di un bianco immacolato. Non siamo abituati e fa un effetto che stordisce. 

Purtroppo è domenica ed è il 2 gennaio. Probabilmente una brutta combinazione perché è tutto chiuso. Letteralmente. E come se non bastasse i pochissimi locali aperti dove poter fare colazione non accettano bitcoin. Restiamo a digiuno. Facciamo un bel giro per il centro e poi decidiamo di incamminarci in direzione di Suchitoto.

Sono un po’ pensieroso. Essere qui a raccontare e commentare l’adozione di Bitcoin nel paese significa a volte perdersi nelle grandi sfide quotidiane e non avere la giusta connessione con ciò che sta avvenendo al di fuori della bolla. Ma negli ultimi giorni sta facendo discutere un articolo uscito su Bitcoin Magazine di Anita Posh. 

Anita ha viaggiato in El Salvador prima di noi e ha una grande attenzione per quello che sta accadendo qui. Negli ultimi mesi ha fatto un attento lavoro di inchiesta che getta una luce sinistra sulle vere motivazioni che hanno spinto il presidente Bukele ad adottare Bitcoin. Illustra quanta propaganda politica ci sia dietro l’iniziativa. Rivela come Algorand sia, assieme ad Athena come anche da noi evidenziato, responsabile diretta del disastro informatico del Chivo wallet. Si chiede come mai lo shitcoiner Micali abbia pagato El Salvador (le indiscrezioni parlano di 20 milioni di dollari) per sviluppare pessima tecnologia Bitcoin. Ma soprattutto ci parla di come i piani per il Bitcoin Bond siano stati confermati pochi minuti prima dell’annuncio e di come i disegni della Bitcoin City, presentati in pompa magna all’evento conclusivo della conferenza Adopting Bitcoin, fossero in realtà dei template gratuiti trovati su internet. Una pagliacciata. Il tutto davanti ad una platea di bitcoiner tanto blasonati quanto adoranti. Più pescioloni che whales in questo caso. Topi all’amo del Pifferaio Magico.

L’articolo in questione, per quanto disturbante, si intona perfettamente con quanto da noi documentato durante oltre un mese di inchiesta qui in El Salvador. Ci parla di una popolazione ignara, sulla quale è stata calata dall’alto una tecnologia potenzialmente rivoluzionaria senza che gli venissero dati gli strumenti necessari per comprenderla e utilizzarla. Vittima inconsapevole della febbre da tweet di un leader carismatico più che oggetto e beneficiario dell’innovazione. Ogni giorno che passa raccogliamo nuove testimonianze e nuovi elementi che confermano questa triste realtà.

Abbiamo lasciato Metapan per raggiungere Suchitoto percorrendo una delle strade più belle del mondo. Il panorama della parte nord di El Salvador forse è il più mesmerizzante di tutti quanti. Qui la campagna è davvero rigogliosa come poche altre. Suchi è una cittadina antica e bellissima, con le sue case coloniali in stile spagnolo perfettamente conservate e le sue strade di ciottoli. Ha una storia lunga e travagliata, che passa dai fasti economici della coltura e della tintura con l’indaco alle tragedie della guerra civile. Qui vi era un’altra roccaforte della guerriglia e la comunità locale venne ancora una volta colpita durissimo dall’esercito, con bombardamenti a tappeto e rappresaglie violente. Oggi è una città d’arte piuttosto turistica. È il volto che si è scelta per rilanciarsi dopo il dramma del conflitto armato. Eppure facciamo fatica a trovare un hotel che accetti Bitcoin, così come pochissime delle botteghe di artigianato e souvenir che affollano il centro. 

La sera ci fermiamo a chiacchierare a lungo coi proprietari della struttura, un luogo incantevole adagiato sulla collina con una vista mozzafiato sull’invaso del Rio Lempa, e alcuni loro amici. Sono tutti imprenditori, intelligenti e istruiti. La tipica classe media locale. Siamo i primi clienti a chiedere di pagare in bitcoin e sono incuriositi. Quando finiamo di raccontare la tecnologia ci guardano stupiti e ci ringraziano calorosamente. Ci confidano che non avevano nessuna idea delle potenzialità, che nessuno ne parla in El Salvador, né i giornali né le televisioni. Che non hanno mai ricevuto nessun tipo di istruzione o di informazione a riguardo prima di incontrare noi e che quindi lo avevano semplicemente derubricato come qualcosa di poco rilevante.

Che senso ha fatto così?

Nessuno.

E a qualcuno di noi questo interessa? Possiamo convenire sia il nocciolo del problema?

Perché dopo l’articolo della Posh si è scatenato il circo. Come se toccare Bukele oggi fosse sacrilego. Come se Bukele fosse Bitcoin. Come se la Bitcoin City e il Bitcoin Bond fossero fondamentali all’adozione e al successo di quest’idea. Come se da libertari fossimo diventati tutti statalisti. Come se il motto “don’t trust verify” fosse valido solo fino a che nessuno viene a verificare nell’orticello di casa nostra.

E quindi via, giù botte a mezzo tweet. L’autoproclamato monarca della Bitcoin Beach contro la giornalista fudster, la giornalista contro l’autoproclamato dittatore di El Salvador e l’autoproclamato re degli shitcoiner Micali contro tutti. Il più imbarazzante teatrino delle umanità possibile.

Ma Bitcoin è per gli individui. Nasce per essere al di sopra di stati e istituzioni. A lui non importa essere legal tender, essere bond, avere una città intera, ricevere premi e onorificenze. Chi oggi lo utilizza per ritagliarsi privilegio e leadership pensa di essere furbo. Ma sta ingerendo cianuro. Le sue ore sono contate e noi danzeremo al suo funerale.