Brave: i vantaggi di un browser rivoluzionario
22 giugno 2020
gmaronati
di gmaronati

La storia del progresso tecnologico, dalle ultime decadi ad oggi, è tanto affascinante quanto repentina. Un treno che non si ferma e che porta innovazione tramite strumenti che facilitano l'uso di nuove tecnologie al fine di migliorarle. Nell’immensa lista di software web browser a disposizione degli utenti, Mozilla Firefox e Google Chrome sono due nomi universalmente considerati affidabili e riconosciuti per le loro caratteristiche superiori. Ma se una tecnologia non avesse difetti non ci sarebbe interesse nel migliorarla e di conseguenza il progresso tecnologico arriverebbe ad un blocco. È così che nasce il progetto Brave.

Brave Software
Foto via Facebook/BraveSoftware

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The Brave project

Mozilla e Chrome non sono due nomi citati a caso, bensì sono la base per comprendere quello che è il progetto Brave.

Di fatto questo progetto nasce secondo la visione di Brendan Eich, ex di Netscape, creatore di JavaScript e co-fondatore di Mozila Project: non si può di certo negare che sia un uomo di esperienza avendo assistito in prima persona alla storia contemporanea del web. Google è l’altra parola chiave, in quanto pur non essendo Chrome un software open-source, esso è basato su Chromium, progetto interamente libero e aperto che lo rende ad oggi uno dei browser più leggeri e veloci del panorama.

Brave homepage

La scritta che troneggia in testa alla home page del progetto Brave cita testualmente:

Tu meriti un internet migliore.

Quindi abbiamo ri-immaginato cosa dovrebbe essere un browser. Comincia ridandoti potere. Ottieni velocità senza pari, sicurezza e privacy bloccando i trackers. Guadagna ricompense scegliendo pubblicità rispettose della privacy e aiuta gli editori a ricevere un ritorno economico onesto da internet.

Di fatto, questa è la tanto lungimirante quanto ardua mission del progetto.

  • Ridisegnare l’architettura che regola la fruizione dei contenuti web attraverso un processo di tokenizzazione che apporterebbe vantaggi sia ai creatori di contenuti sia ai visitatori che utilizzano tali risorse
  • In aggiunta a ciò il progetto si pone anche un altro obiettivo, affatto secondario: salvaguardare la privacy degli utilizzatori, integrando nel sistema molti strumenti di protezione che l’utente è libero di abilitare a sua discrezione.

BAT: a currency for user attention

Per quanto riguarda la tokenizzazione, la fisolofia è quella del Brave Reward, ovvero l’implementazione di una criptovaluta chiamata BAT (acronimo di Basic Attention Token) che sfrutta la blockchain di Ethereum. Tradotto letteralmente, il BAT è un gettone che viene rilasciato a seguito dell’attenzione che un utente ha dedicato ad un contenuto web di tipo pubblicitario: l’utente (user) messo in cima al sistema di digital advertising. Alla base altre due figure, ovvero l'inserzionista (advertiser), il quale chiede che venga pubblicizzato un determinato servizio, e l'editore (publisher), il quale mette a disposizione il proprio spazio in cambio di una remunerazione in BAT.

BAT pyramid

Di primo impatto non sembra discostarsi molto dal sistema attuale. Siamo abituati a navigare col nostro browser preferito attraverso siti web colmi di pubblicità mirata. Inoltre, siamo consapevoli che non paghiamo nessun prezzo per usufruire dei contenuti web e sorbirsi qualche pubblicità di tanto in tanto non è mai sembrato un compromesso così malvagio. Tuttavia, gli aspetti in questione sono molteplici:

  • In primo luogo c’è la problematica sempre più attuale e fonte di preoccupazione sul trattamento dei dati che quotidianamente mettiamo a disposizione dei big, i quali si occupano di farci ricevere le pubblicità. Pur volendo sorvolare sulle pratiche discutibili ma lecite di web marketing, non ci si può fare a meno di domandare fino a che punto si può arrivare. Esemplare è il caso di Cambridge Analytica.
  • L’aspetto secondario riguarda la mole di pubblicità a cui siamo sottoposti. Essa infatti è tale per cui risulta parecchio rallentata la navigazione a discapito dell'esperienza utente. Basta fare una prova empirica e caricare una pagina web utilizzando prima un browser classico e poi lo stesso browser provvisto di un plugin di ad-blocking: in alcuni casi, si può arrivare anche a richiedere il doppio del tempo.
  • Inoltre, maggiori sono i contenuti che ogni sito richiede di visualizzare (informazione e pubblicità), maggiore sarà la mole di dati che il nostro dispositivo sarà costretto a scaricare. Detto in altri termini, oltre a perdere tempo nel visualizzare un contenuto che nella maggior parte dei casi non lo interessa, l’utente è implicitamente costretto a pagare i costi per ricevere questo contenuto (vedi articolo NewYork Times) specialmente in ambito mobile dove l'utente non ha a disposizione una tariffa flat.

Blockchain-based digital advertising

A questo punto, potrebbe sembrare che il semplice uso di un ad-block risolva il problema, ma in realtà non è così: il sistema di digital advertising si basa su contenuti pubblicitari per sostenersi, e se nessuno li visualizzasse non ci sarebbe un ritorno economico per nessuno.

Ciò che è rivoluzionario nella filosofia del progetto Brave non è nelle sue tecnologie di ad-blocking; infatti il browser è dotato non solo di ad-block ma anche di protezioni nei confronti di traker e malware. Può prevenire che alcuni script si eseguano automaticamente. Fornisce diverse opzioni sulla gestione dei cookies e il riconoscimento del dispositivo. Ed il tutto è parametrizzabile a discrezione dell’utente.

La rivoluzione sta nel fornire un’alternativa al sistema di digital advertising in modo tale che all’utente sia garantito uno scudo di privacy, eticamente necessario. Questo è possibile tramite l'uso di un sistema che si interpone direttamente tra gli attori (utente, inserzionista ed editore) e sostituisce una figura che attualmente è presente e il cui scopo è quello di lucrare in quanto fornitore del mezzo. Le figure che attualmente svolgono questa funzione sono dei colossi che si impongono al limite del monopolio di un mercato non ancora opportunamente regolamentato e che guadagnano fino al 70% del mercato, lasciando le briciole agli editori.

Il browser Brave, nella sua forma attuale e nei suoi sviluppi futuri, è quindi una combinazione di diversi fattori:

  • Blockchain, decentralizzata anonima e trasparente
  • Smartcontracts, automazione dei processi di rewarding
  • Browser analytics, il browser può anonimamente monitorare l'attenzione dell'utente in maniera accurata e privata
  • Codice open-source responsabile, un editore può ad esempio capire se un utente usa Brave per chiedere una mancia tramite API dedicate

Conclusione

Grazie al Brave project, la privacy degli utenti è garantita da un browser privacy-focused che blocca pubblicità e tracker di terze parti e integra un sistema decentralizzato di reward basato sul concetto di attenzione nei confronti di una pubblicità che è l’utente a decidere se guardare o meno, ed è sempre l’utente a decidere in che proporzione riconoscere questi rewards ai suoi creatori di contenuti preferiti.

Solo il tempo potrà dire se è una scelta saggia eliminare il fattore umano nella gestione di un sistema tale, la cui prospettiva potrebbe essere presto corrotta e sempre meno sensibile nei confronti della massa. Ma d’altronde, c’è sempre l’intento dell’uomo dietro a iniziative di questo tipo, e si spera che esista davvero un modo per far si che l’interesse di tutti sia effettivamente interesse di tutti.

Per sapere di più sul browser Brave, ascolta la puntata S01E17 - Il ritorno del temibile pirata